a seguire, scritture da scorrere: recensioni poetiche .. un pensiero dalla puglia, uno da Linosa...

"Le stelle sono fresche:
questa sera esce l'angelo.
Sudava in Paradiso
tra magnolie e riso.

Ora è volato sul mondo
spezzato dei nostri giorni.
Ha un ancora per non cadere
nelle baie della disillusione.

Il suo ventre piatto
è l'ira, sicura sul cuore.
Un cuore che non cade."



Candice Bonaparte


Candice Bonaparte durante l'Azione d'Arte
IL COMO' DEI DESIDERI
presso Consolato di Sicilia PD- Italy.

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Isola divina. Acqua sparsa e l'anima si avvia, lungo il piccolo sentiero di sassolini bianchi. Un filo sottile che percorre le montagne, ti porta tra gli allori e l'ulivo sospende i suoi sapori sulle spalle del tuo percorso. Il sale vibra nell'aria e sotto di noi scogliere scompigliate dall'assalto delle acque. Lancio nell'orrido un libro di poesie e lo vedo scomparire in un golfo d'onde. Il bianco lo raccoglie e le sue parole mute si sciolgono nell'acqua come sirene innamorate. Un coro di mani mi chiede di girarmi e le colline mi trasportano nel loro profumo di fiori e pane. La luce dispone nei miei pensieri un sorriso.

Mare d'Ovest 06 02 MMX

"La luna splendeva alta ed enorme sul mare grigio lavagna, segnato da piccole creste di onde, come colpi di gesso"
28 11 2009
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NATURA MORTA
Che senso ha, si chiese Soledad, dipingere qualcosa di così stupendo e vivo, questi limoni maturi ancora accarezzati dal sole, questi mandaranci dal profumo intenssimo, corposo, talmente da stordire?
Si trovava nella sua piccola casa di legno, e quel mattino osservando il piatto di porcellana banca e azzurra della nonna della nonna della nonna... ricolmo di quei corpi di luce, brillanti nella penombra della cucina, come piccoli soli, come pianeti scesi in terra, lì, nella sua piccola casa, ove la cucina era anche l'unica stanza, un camerone che ospitava tutte le azioni e le necessità del suo vivere.

Soledad non sapeva una cosa. Noi non possiamo avere quel tesoro di luce, quel profumo, quel colore vivo, quel sapore. La civiltà stanca l'anima, le piccole case a volte divengono grandi, e sono grandi prigioni, ove ci si siede a guardare monitor sempre più grandi, così che lo sguardo della mente vi si assopisca sempre più a fondo, come i grandi occhi del lupo di Cappuccetto Rosso.
Ecco quindi il valore delle riproduzioni pittoriche, esse ci strascinano a forza nelle forme del passato, nelle interpretazioni che il pennello ha saputo dare, con le sole forze di un pittore paziente, forse affamato, spesso soldato dei regni, vassallo degli imperatori, esecutore del papato.. ed ecco in noi la loro voce sorgere come un canto lieve, sempre delicato, a volte sfacciato, spesso irrompente (come non pensare a Michelangelo da Caravaggio?)

Ora di chiusura, la nostra visita si interrompe, esco dal museo e vi saluto.

02 11 2009

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LA RICERCA E LA RINUNCIA

Un anima ammalata salì sul cammello fino alla grande duna, per giungere al pozzo sacro.
Giuntavi che fu attese per un giorno ed una notte, non sentì guarigione alcuna e se ne ridiscese al suo paese. Si recò dal Maestro Guaritore e spiegò l'insuccesso della sua azione.

Lui sorrise e le chiese: "Cosa hai riposto nel pozzo sacro come omaggio per la tua guarigione?".
E l'anima ammalata: "Nulla, Maestro. Ho offerto la mia presenza sotto il sole cocente del giorno e il freddo tagliente della notte. Sole e stelle mi sono testimoni!".

Il Maestro sorrise nuovamente. E disse: "Tu non hai offerto preghiere, non hai chiesto guarigione. Hai offerto malattia e sofferenze aggiuntive. Il pozzo è rimasto vuoto. Il suo soffio sacro non ha potuto parlarti. Eri un vaso chiuso".

L'anima ammalata comprese, partì subito a piedi e raggiunse la duna. Ma non vi trovò il pozzo sacro.Tornò dal Maestro. Raccontò della sparizione.
Il Maestro non sorrise e disse: "Compare per un gesto di fede, io per te lo ho fatto comparire, e la tua mancanza di fede lo ha fatto scomparire".

20 12 2009

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QUALCHE DIPINTO SUCCESSIVO AI LIMES, E POI ALTRI SCRITTI: 

Il tempo si sospende, l'arte è possente, supera tutto. Apre spazi interiori tramite ambiti vivibili nel vero.

Al suono della campanella si esce, tocca al prossimo turno.
Passare attraverso lo shop point ti avvelena un pò, non senti più nulla, è come essere entrati nella pubblicità e non poter più rammentare neppure i titoli di quello che stavate vedendo.

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Simon Giacometti

 

 

 

“Poetica in 1500 parole” by Candice Bonaparte

 

 

 

Simon proviene dal fuoco, un fuoco di luce.

Lei per assoluto fare drappeggia i corpi umani con oggetti di metallo, e da sempre divide il suo cuore tra questi gesti incandescenti che poi vanno a raffreddarsi, indurirsi, mantenendo il calore in altre forme, nella modalità della carezza o della certezza lucente; e la volontà coloristica che la sua splendida vitalità di carattere acclama.

 

Nella molteplicità delle espressività che una vita incontra e può incontrare, Simon ci parla anche di vento.

Un vento soffice, mai aggredito dal suono, talmente silente da parere immoto. Questo vento è l’aria che filtra e gioca tra i suoi inanellamenti di fascette autobloccanti, e di tutto ciò che eventualmente vi accorpa.

Questo vento è un generatore di colori, e di evidenze. Si genera  ed auto-genera passando tra gli elementi mobili e duttilissimi che lei posa, sospende, allinea, fa cascare; interponendoli a sentieri naturali o connettendoli a rocce urbane o laddove la proposta trova fioritura, e comincia a respirare, a a trasfondere se stessa nelle aree ambientali, interne od esterne, che vengano rese comprensorio di installazione.

 

Inurbate nel tempo, antiche torri, mura giacenti nelle ombre del tempo.

 

Insatalla. Simon conosce bene questo solcare spazi vuoti con l’azione, scolpisce mentalmente, riesce a comportare l’addivenire. Ecco la luminosità a comparsa, la lucentezza che sorge da quell’infinito e toccante vibrare, cantando quasi, con un tintinnio e suoni non piatti, ma congruenti.

Possiamo camminare sopra il vello della pecora nera, una pecora mai stordita, mai rattrappita, una pecora liberata, snodata, rivelata unicamente dal moto della forma nascente. Si tratta di piccoli moduli in plastica, che il gesto,

                                     il gesto,

                                     il gesto, nel suo compiaciuto ripetersi senza ripetersi, mette in essere.

Messi in essere questi velli di spazio possono incontrare il nostro volo.

 

Il tempo si sospende e coma le pause e le rincorse con sculture mobili, che si impongono in modo morbido, si presentano prive di ambiguità e incertezze.

Pian piano si scoprono alte doti: frammenti di plastiche trasparenti, nelle più assolute gradazioni del blu, azzurri accecanti, parlanti. E in alcuni punti, nelle opere più recenti, le plastiche prendono colore, vivacissimi rossi, momenti di verde e arancio… onde, onde di luce, i frammenti sono acqua che scorre nel vento, se ci poniamo al di sotto dell’opera sospesa tra le rocce della torre, siamo in possesso di un cielo nuovo. Un cielo attraversato da ali d’acqua, un acqua che non scende, rimane sospesa, a trascendere le note celesti dell’alto, oggi che il sole non è avaro.

Oppure inondano di colore un’ atmosfera glauca.

E non si arrendono all’immobilità, mai, grazie ai nostri spostamenti ci compiacciono con danze speciali, composte dal nostro passo.

 

Condensazioni, un micro che diviene macro, particelle di gocce condensate in fonti brillanti, perlescenti, trasparenti, che modificano senza mai determinare in modo completo, in quanto azioni in moto perpetuo, atomi dei quali ci è consentito percepire e toccare il moto atomico.

E’ un gioco, il gioco dell’arte, quel sogno svegliato urlando, con voce accesa, per accertarsi di venire udito. Simon lo và a destare, e lo incita persino, a dirsi.

Come un bimbo ascoltato con attenzione, accolto sinesteticamente da una famiglia compatta, allineata a crescenti sviluppi, alle sorprese di una liberalità gentile e costruttiva, energeticamente costruttiva.

 

Il ripristino delle forme perviene da modularità consistenti eppure libere, in un piano la cui progettualità non osa sopraffare la liberazione stessa che i frammenti plastici comportano nel loro agganciarsi, uno a uno, uno  dopo l’altro, l’uno con l’altro.

Allacciati, come gocce addestrate a stare ferme in un bicchiere, eppure anche immediatamente pronte ad inchinarsi a nuove forme, siano esse contenute o foss’anche prive di contenitore.

 

La cascata bianca affacciata sulla volta del Bastione Alicorno, era un fresco sgorgante in un bianco lattiginoso ma non spento, pronto ad accogliere luminescenze cangianti, a creare un respiro, ossigenare le pietre adombrate del grande volto aperto nel salone. Con la monumentalità di una persona avezza a regalarsi, pur nel valore del semplice, frutto infatti di una ricchezza creata, non comprata, quella energetica, importante per virtù di energia umana in primis. Come il tratto di un carboncino può uscire dalla mano, ma sorge con differenza se lo importa dal suo cuore l’artista che evade la tecnica pur provenedone. E lo strumento si innalza, si dimostra, oppure si sfaccetta tra volontà, sapienza tecnico-espressiva, e reale indotto del profondo. Per chi desideri porlo in atto.

 

Le bottiglie incolonnate della Fornace Carotta erano una lotta viva talmente utile a livello costruttivo, da uniformarsi nel contesto, come vetro appena forgiato, riverberanti come schegge di raggi solari ivi compresse.

Pareti di assoluta trasparenza, rigide come cristallo di rocca, ormai trascese alla loro origine, costruite a nuova essenza.

Senza mai rinunciare all’umiltà di un eclatante che si pone anche come sommesso riverbero di incandescenze rinfrescanti, all’acqua, non di ulcerante fuoco, risoluzioni, positività. Il riciclo, era il ciclo del pulire il movente, e non ci si poteva discostare dal renderlo prezioso.

Perché l’etica è preziosa e premette. Ci permette.

 

Ho udito il soffio di uno scorrere alieno, quando sulla torre di Ponte Molino si attraversavano tra loro quadratini finissimi e sottili, una vera filigrana disposta a “tigrare” col suo tracciato il nostro passaggio solitario, o distratto dalle catene della routine. Ed ecco che Simon ci stupisce con la messa in gioco di nuove catene, catene che annientano la ripetizione a se stessa, quindi la s-compiono.

 

Eppure vi è molto rigore, volontà ferrea (aurea?), il compito del molecolare viene svolto, incontriamo le regole per viverle armonicamente.

E’ uno dei messaggi: armonia. Il tocco lieve che scatena qualcosa di più forte, un seme che si accresce ad albero, un giorno che diviene notte, una luce che protegge l’ombra, un ombra che se  spostata diviene luce, una conversione continua.

Questo è armonia. Non ci si sente soli, la cellularità di queste proposte ci percuote, è il richiamo, quel passo tra i passi che cammina sui gradini del fare artistico, e non oppone nulla a nulla perchè nulla teme e tutto incontra. La polvere come vuoto spento, si accartoccia, e scompare, osservando queste sospensioni fluide, intime e scoscese, scoscese in quanto scivolanti verso l’anima, verso un alto che sta in noi. Non ho paura di dire che non ho paura, di fronte all’intenso la consapevolezza sale, sale talmente da stordire e scomporre la paura. Il dubbio.

 

Dentro le onde di quei corpi in plastica che per funzione d’uso contenevano 1500 cc d’H2O: lì dentro Simon percepisce un attimo, e lo riconduce al tempo dello spirito.

Lo re -instaura come portatore e come portato per l’essere, condizione visiva, intuitiva, fremente di capillari possibilità altre.

Condizioni. Combinazioni, soprattutto azioni. Le preghiere, il Rosario snocciolato granino per granino, la frammentazione della parola fino a sentirne soltanto il riverbero come d’onda nelle conchiglie, i pezzetti di cielo, i pezzetti di bottiglia, l’acqua è finita, l’acqua scorre in cielo. La prece si fa mantra, le onde sono moto cosmico, il blu sempre più intenso, il blu indaco, il blu nero, il non nero, la luce improvvisa che ne rifinisce le sostanzialità.

 

Quante isole ho incontrato in questo canto, e sono tutte sue, sue figlie.

 

Un abbraccio che consente la speranza, questo di foglie sagomate nello spazio, i contorni delle fascette bianche, nere, traslucide, cucite a se stesse o cucite a elementi quadrati, rettangolari, orbite sostanziali di frequenze dell’ora. Immersi nell’oggi, attivi nell’oggi, presenti al nostro passaggio, presenti come respiri. Simon coltiva la continuità.

 

Abbiamo uno spessore attivo da uniformare alle differenti percezioni, la predizione è intensa, la premeditazione è insita, la predisposizione è innata, al posto di partenza c’erano le opere dalle quali siamo partiti: l’oreficeria.

Solo un appunto, non è qui il suo svolgere, eppure è doveroso tenere a mente, in mano direi, questo elemento. Simonetta Giacometti è l’origine della fontana perpetua, quella le cui canalizzazioni provengono da polle sotterranee ininterrotte: quelle dell’immaginazione.

Quindi il collegamento ci sovviene assoluto, ogni suo momento è permeato dall’allegoria del metallo, per questo lo scorrere fremente del liquido trasparente, colto alla sorgente, ripulito e ripulente. Ingrandire quel fantasioso operato, che si esprime con le più raffinate tecniche in ricerche di progressione, perché si tratta del gioiello contemporaneo, quello che viene nell’oggi senza tradire le fasi base dello storico.

Ingrandire, per vivere la dimensione addossata e scevra dalle preziosità materiali, l’imbiondimento del metallo stà per giungere, le nuove installazioni sono anche in metallo, nero, sospensioni di quadrati rigidi pettinano nuove qualifiche, generano un ordine più serioso, peraltro non  bloccato.

Il volto magico di Simon stà in questo, evirare la rigidità, le sostanze che tratta sono saltellanti, attive, piacevoli, guerriere.

La forza non viene nascosta, ci sono onde d’urto in quelle danze d’acqua sottese sui corsi dell’aria.

La mente nuova, trova uno spazio da solcare, viene invitata dalle sollecitazioni, abbellita dall’incontro; non c’è silenzio, si parla.

Una sorta di ricevimento predisposto dalle finestre fisiche per l’apparire del non fisico, in fondo uno dei più complessi aspetti della creazione: inventare per vivere.

 

Grazie, Simonetta, elfo verdissimo, rivelatore impaziente, avvolgente, innamorato dono.

 

Padova, 07 06 MMX

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TRULLO BLU

... mi stò immaginando in un trullo azzurro, fuori il mio gregge di lupi vegetariani controllato e protetto dalla  mia pecora pastore. I cani sciolti, incubi liberati, sono tutt'attorno che ringhiano nella notte oscurata dai bassi rami degli ulivi. Un raggio rosa colora l'orizzonte, i fili d'erba hanno come un riverbero danzante nella notte, che li scuote come le onde della sera sulla spiaggia di sabbia fina.

Mi chiedo a cosa serva la poesia, mi sembra che le mie tasche siano rovesciate e non ne esca nulla. L'aria che tira è questa caro lib, ma sentire a la tua voce calda di attenzione è come se il trullo fosse acceso da un fuoco che mi avvolge, e la luna sorge, attaccata al cielo, e dice che non cadrà mai.

E illumina le mie parole uscite dalle tasche, rotolate come sassolini a rimbalzare vani. E quelle mie poesie del nulla, silenzi dispersi, volontà rubate, e ancora rigenerate, e ancora rubate, come le mie braccia spezzate.

E la luce azzurra della luna sfiora i sassolini e.. li fà brillare di una intensa luce blu, fortissima, così forte che i lupi spengono i loro occHi rossi, accesi su di me, e rompono il cerchio, e si disperdono verso l'altrove di dove sono venuti.

Ecco, la bellezza dei miei amici ha spezzato le paure, rotto le mura che a volte mi avvolgono. E le spingo via perchè sono fatta di cielo. A te, e a coloro che sono come te: GRAZIE PER SEMPRE.

Puglia  21 04 MMX

TRULLO BLU

... mi stò immaginando in un trullo azzurro, fuori il mio gregge di lupi vegetariani controllato e protetto dalla  mia pecora pastore. I cani sciolti, incubi liberati, sono tutt'attorno che ringhiano nella notte oscurata dai bassi rami degli ulivi. Un raggio rosa colora l'orizzonte, i fili d'erba hanno come un riverbero danzante nella notte, che li scuote come le onde della sera sulla spiaggia di sabbia fina.

Mi chiedo a cosa serva la poesia, mi sembra che le mie tasche siano rovesciate e non ne esca nulla. L'aria che tira è questa caro lib, ma sentire a la tua voce calda di attenzione è come se il trullo fosse acceso da un fuoco che mi avvolge, e la luna sorge, attaccata al cielo, e dice che non cadrà mai.

E illumina le mie parole uscite dalle tasche, rotolate come sassolini a rimbalzare vani. E quelle mie poesie del nulla, silenzi dispersi, volontà rubate, e ancora rigenerate, e ancora rubate, come le mie braccia spezzate.

E la luce azzurra della luna sfiora i sassolini e.. li fà brillare di una intensa luce blu, fortissima, così forte che i lupi spengono i loro occHi rossi, accesi su di me, e rompono il cerchio, e si disperdono verso l'altrove di dove sono venuti.

Ecco, la bellezza dei miei amici ha spezzato le paure, rotto le mura che a volte mi avvolgono. E le spingo via perchè sono fatta di cielo. A te, e a coloro che sono come te: GRAZIE PER SEMPRE.

Puglia  21 04 MMX

TRULLO BLU

... mi stò immaginando in un trullo azzurro, fuori il mio gregge di lupi vegetariani controllato e protetto dalla  mia pecora pastore. I cani sciolti, incubi liberati, sono tutt'attorno che ringhiano nella notte oscurata dai bassi rami degli ulivi. Un raggio rosa colora l'orizzonte, i fili d'erba hanno come un riverbero danzante nella notte, che li scuote come le onde della sera sulla spiaggia di sabbia fina.

Mi chiedo a cosa serva la poesia, mi sembra che le mie tasche siano rovesciate e non ne esca nulla. L'aria che tira è questa caro lib, ma sentire a la tua voce calda di attenzione è come se il trullo fosse acceso da un fuoco che mi avvolge, e la luna sorge, attaccata al cielo, e dice che non cadrà mai.

E illumina le mie parole uscite dalle tasche, rotolate come sassolini a rimbalzare vani. E quelle mie poesie del nulla, silenzi dispersi, volontà rubate, e ancora rigenerate, e ancora rubate, come le mie braccia spezzate.

E la luce azzurra della luna sfiora i sassolini e.. li fà brillare di una intensa luce blu, fortissima, così forte che i lupi spengono i loro occHi rossi, accesi su di me, e rompono il cerchio, e si disperdono verso l'altrove di dove sono venuti.

Ecco, la bellezza dei miei amici ha spezzato le paure, rotto le mura che a volte mi avvolgono. E le spingo via perchè sono fatta di cielo. A te, e a coloro che sono come te: GRAZIE PER SEMPRE.

Puglia  21 04 MMX

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PRENDERE FORMA: LINOIKOS

"Le rocce ardenti sono salite dal mare sino a diventare terra. Terra sgretolata in sassi rosso mattone, sassi di lava nera, che discendono croccanti nel mare. Appena scendi sull'isola senti un calore che rapisce, qualcosa di magnetico genera dei richiami. Come frecce che collegano l'andare di turista al suo proprio ... Mostra tuttosentiero di persona. A volte ci si qualifica per dove si è. Chi sei quando cammini solitario sui sentieri friabili che conducono ai crateri? Dove vola il tuo nome quando sei allineato al volo dei gabbiani sulla scogliera dei Fili? Sei un viaggiatore. E sali il percorso per trovare la sorpresa di una montagna che è un interno. L'interno di un cratere profondo, integro, animato dal verde gioco delle file di fichi d'india, che coronano il terreno come la tramatura di uno spesso tessuto in lino. Le rocce disegnano percorsi antichi. Disciolte in se stesse. Alzi lo sguardo e lo spingi il linea con l'orizzonte. Il blu circonda tutto come un nastro avvolge un pacco. Gli abitanti dell'isola sono intensi. Non sanno guardare nel vuoto, ti accolgono con umore pieno. Tutto accade. Qui. Qui si è. Ogni sapore si amplifica di echi corposi, la cucina di pesce è ricca del fresco e aromatica del presente naturale. Timo, finocchietto . . nulla incrina i sapori del mare, armonie tra le diversità. Il biondo e il bruno. La Sicilia ti arreda l'anima, disseta l'arido lasciato dai momenti in cui la vita altrove l'aveva creato. Sul porto un carretto preziosamente intagliato, dipinto, e laccato contiene le reti da pesca. La sera perviene e contiene il giorno. Le berte salutano il mare col loro verso: quasi un lamento di nascita."

Candice Bonaparte - scritto a bordo dell'aliscafo Gianluca M. - 20 Giugno MMX